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«Il tuo lavoro è finito vecchio!» disse l’uomo dalla voce cavernosa ed ansimante, il tono soddisfatto: «Adesso questa vali-getta la prendo io!»
Padre Gaetano rimase di ghiaccio, il cuore sbattuto in gola. I battiti cardiaci centuplicarono di colpo il loro ritmo tanto da scandire come fossero frazioni decimali, i regolari movimenti delle enormi ruote dentate che componevano gli ingranaggi dell’ orologio civico.
«Chi sei figliolo? Che cosa vuoi da un vecchio e povero pre-te che non possiede altro a parte la propria fede? Qui ci sono soltanto delle carte prive di valore. Guarda tu stesso», gli disse mostrandone il contenuto. «Ma non preoccuparti», aggiunse infine. «Vai per la tua strada; io ti ho già perdonato ed anche il Signore avrà misericordia di te!»
La stanza era umida e silenziosa e gelidi spifferi d’aria filtravano da tutte le parti.
«Il signore mi darà una lauta ricompensa quando gli consegnerò queste stupide cartacce», ribatté l’uomo con un accento vagamente slavo.
I suoi occhi erano di ghiaccio e pareva quasi divertito dal timore che aveva incusso all’anziano parroco che ancora lo fissava spaventato.
Padre Gaetano aveva lo sguardo carico di uno strano sentimento che andava dalla paura alla rabbia e dall’incredulità per quanto stava accadendogli, alla compassione per quel “povero figlio di Dio”, dal volto coperto da un passamontagna e con indosso un abbondante piumino nero che lo imbottiva goffamente. Sembrava quasi volesse sottrarsi dallo sguardo vigile del grande giudice divino, reo d’aver offerto la propria anima alla mercé di qualche pazzo che gli aveva promesso molto denaro in cambio di quella valigetta.

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